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Quid Tum. Per Cicerone,“E allora. Dunque.” Il trascorrere del tempo. L’atto di vedere. Il Corpo del Viale dei Fori Imperiali è un corpo che guarda, che vede. Innesca e interpreta l’Atto di Vedere. Come l’Occhio alato di Leon battista Alberti. Quid Tum.Perché di corpi archeologici, architettonici e urbani ci sentiamo di dover parlare. Il nuovo Viale dei Fori Imperiali è pensato come “corpo archeologico”: intersoggettivo, dialogante, sensuale, individuabile come corpo indipendente nella forma, ma significante solo nel dialogo con la città e gli altri corpi archeologici. Il Colosseo, la Basilica di Massenzio, il Danteum e l’ingresso ai Fori, il Foro di Traiano e i suoi Mercati, il Foro di Adriano, il foro di Cesare, la Domus Aurea, sono i corpi archeologici che il Viale tocca e con i quali parla, sensualmente per materia e “carne”, il cemento UHPC con fibre, genealogica e innovativa continuazione costruttiva del cemento romano.Getta ombra con le sue basse ali gradonate. La nascita di questo corpo archeologico è appunto come un’armonia, sincretica, dotata di un’idea, un suono inseparabile dai ricordi, dai luoghi, dai segni, dalla storia, dal passo degli esseri umani, da tutto quello che è il contesto. Il “luogo genealogico” di Roma, qui.

progetto Peluffo&Partners, Lamoureux & Ricciotti Ingègnerie, Engeko Scarl, Dott.ssa Berlingò, Fabrica Conservazione e restauro scpl, Geol. Colantuono, Dott.ssa Belviglio
luogo Roma, Fori Imperiali
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concorso internazionale 2023 – Menzione della Giuria